Cara Elisangela,
ho trovato molto interessante il tuo Blog perché permette di discutere di problematiche che spesso non trovano molto risalto sui mass media. Vorrei richiamare la tua attenzione sul tema dell’assistenza a persone con problematiche di carattere psicologico. Un mio congiunto da vari anni è seguito presso il Servizio di Salute Mentale di San Giorgio a Cremano. E’ nota l’importanza di modalità di assistenza di carattere sociosanitario per poter aiutare le persone con tali problemi. In altre parole oltre ai farmaci ( assolutamente necessari in alcune fasi della malattia) ed ai colloqui clinici del caso, sono assolutamente importanti misure volte al reinserimento sociale ( gruppi, laboratori, ecc. ). Questa almeno è l’esperienza che io posso riportare sulla scorta del percorso maturato nel corso di questi anni durante i quali ho assicurato assistenza al mio congiunto ( del resto per quello che mi risulta ciò è ampiamente validato dalla comunità scientifica in senso lato ). Tra le molteplici esperienze che mio fratello ha praticato su consiglio degli operatori che lo tengono in cura ( gruppi, escursioni sul territorio, laboratori esperienziali, ecc.) vorrei citare in particolare la partecipazione ad un progetto di borsa lavoro. Essa consiste in una sorta di tirocinio lavorativo protetto che alcuni pazienti, opportunamente selezionati sulla base delle specifiche problematiche, svolgono presso negozi o botteghe artigiane del territorio che su base volontaristica aderiscono al progetto. In tal modo per alcune ore al giorno i pazienti, opportunamente seguiti dagli operatori del Servizio di Salute Mentale, frequentano un posto di lavoro “ normale” ricavandone tra l’altro anche un piccolo vantaggio economico a scopo motivazionale. Tutto ciò consente di donare (o ridonare) a queste persone un “senso” alla propria esistenza spesso smarrito dopo tanta sofferenza. E soprattutto un “senso” da condividere con persone “normali” in un ambiente “normale”. Quale altro scopo può avere una strategia terapeutica in tali casi? Inoltre piuttosto che intervento meramente assistenzialistico si configura come metodica “produttiva” non solo di benefici all’utente ma anche per la società. Tutto ciò con un aggravio all’erario che è solo di poco superiore a quello previsto per l’assegno di invalidità, e sicuramente enormemente più esiguo rispetto alle cifre che vengono impiegate per un ricovero ospedaliero ( magari causato da una ricaduta! ) o per un inserimento presso una comunità terapeutica. Per ultimo , ma non per importanza, cito il valore di una strategia di questo tipo nel contribuire all’abbattere il pregiudizio nei riguardi di tali pazienti. Ebbene si verifica (per quanto ci viene riferito dagli operatori) un decremento progressivo del capitolo di spesa previsto per tali interventi terapeutici. Per tale motivo mio fratello e altre persone nelle sue condizioni quasi sicuramente non potranno più usufruire di tale progettualità con conseguenze significativamente negative sul loro stato psichico e sulla loro “dignità” di persone ( e ciò mi addolora ancor più! ). Mi farebbe piacere suscitare l’attenzione dei mass-media su tale problematica che tanto può contribuire a migliorare le condizioni di vita di queste persone (e di noi familiari! ).
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Chiara Incarnato
giancarlo
novembre 17, 2011
Che si vergognino !
Anch’io ho un figlio di 30 quasi e da 10 in cura al DSM di S.Giorgio A. Cremano. Per qualche anno ha avuto accesso al ” beneficio “della Borsa Lavoro…ma poi null’altro ! E’ da tempo ormai che tutti i giorni manifesta il suo desiderio di poter accedere al mondo del lavoro, ma purtroppo per lui niente, di niente. Quali sono le speranze di riabilitazione per questi pazienti se anche il minimo diritto gli viene negato ? Anche nel resto dell’Europa incombe la crisi economica, ma chissà come mai riescono sempre a cautelare coloro che hanno necessità, e a far valere i loro diritti : casa, lavoro, assistenza di ogni tipo ! Forse faremo meglio a trasferici ???